Berlusconi medita sull'approvazione della proposta di legge sulle intercettazioni

Corte di Cassazione

Le possibili contromisure del Cavaliere e dei suoi parlamentari/legali contro l'ultimo "attacco" della magistratura si moltiplicano. Dopo l'ipotesi di abbassare la maggiore età con efficacia retroattiva, al fine di cancellare possibili reati a sfondo sessuale, ecco ora configurarsi un'altra iniziativa: quella di accelerare l'approvazione della proposta di legge C.3821, presentata già lo scorso ottobre da alcuni deputati del Pdl (primo firmatario Vitali), concernente "la riparazione per ingiusta intercettazione di comunicazioni telefoniche o di conversazioni".

La ragione della riforma è spiegata nella relazione di accompagnamento alla proposta:

Lo strumento delle intercettazioni di comunicazioni telefoniche o di conversazioni è sicuramente uno strumento indispensabile non solo per la lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo ma anche per l'accertamento di responsabilità penali relative a reati particolarmente odiosi e di grande allarme sociale.
È innegabile, però, che soprattutto negli ultimi anni vi sia stato un abuso di tale strumento che, da un lato, è enormemente costato alle casse dello Stato e, dall'altro, è stato largamente invasivo del diritto costituzionale alla riservatezza nei confronti di numerosissimi cittadini che sono usciti dalle rispettive vicende dopo essere passati nel «tritacarne» mediatico e giudiziario.

Per limitare gli abusi, ecco il nuovo articolo 315 bis del codice di procedura penale, il quale... si compone di sei commi, il primo dei quali elenca i casi in cui può essere richiesta un'equa riparazione per l'intercettazione ingiustamente subita.

Chi è stato assolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste - recita tale comma -, per non aver commesso il fatto o perché il fatto non costituisce reato da un'imputazione formulata nell'ambito di un procedimento penale nel quale è stato destinatario di intercettazioni di comunicazioni telefoniche o di conversazioni ha diritto a un'equa riparazione per l'intercettazione ingiustamente subita.

Il risarcimento viene riconosciuto non già perché l'intercettazione è stata divulgata, ma solo perché è stata fatta!

Il diritto di cui al comma 1 - precisa il secondo comma - spetta anche a coloro nei cui confronti sia stato pronunziato decreto od ordinanza di archiviazione, ovvero sentenza di non luogo a procedere, nonché in favore dei terzi, estranei alle indagini, che siano stati intercettati occasionalmente; in quest'ultimo caso il diritto alla riparazione compete soltanto qualora le intercettazioni siano state divulgate, in quanto il pubblico ministero non abbia disposto il loro immediato oscuramento all'atto della ricezione delle relative trascrizioni.

Per quanto riguarda, poi, i casi di divulgazione del contenuto di intercettazioni, il terzo comma prevede:

In ogni caso, anche a prescindere dall'oscuramento, l'avvenuta pubblicazione sulla stampa delle intercettazioni di comunicazioni telefoniche o di conversazioni deve essere valutata ai fini della quantificazione e dà diritto alla riparazione per l'ingiusta intercettazione anche in favore dei terzi, estranei alle indagini, che siano stati occasionalmente intercettati.

A fugare ogni dubbio sugli effetti deleteri che tale misura potrebbe comportare sull'efficacia delle indagini soccorre però il quinto comma che chiarisce la modesta entità del rischio corso dai giudici:

L'entità della riparazione non può comunque eccedere la somma di euro 100.000.

Foto | Flickr.it

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