Primarie Pd e sospetti brogli: come distruggere una grande intuizione


Pochissimi giorni fa ci siamo occupati delle primarie del Pd a Bologna e a Napoli, in previsione delle elezioni amministrative del 2011. Bene, mentre a Bologna la vittoria del "candidato Pd" non ha suscitato polemiche (anche se parlare di candidato del Pd alle primarie del Pd sembra un controsenso tutto italiano), a Napoli il trionfo del bassoliniano Andrea Cozzolino ha dato il via a pesantissime accuse di brogli.

Qui trovate un articolo del Fatto che riassume la vicenda. Cito il caso di un seggio, davvero meraviglioso:

"A Miano, nel seggio di via Ianfolla, Cozzolino raccoglie 1067 preferenze, 867 in più di Ranieri. Un record: con il seggio aperto 13 ore, si calcola che ogni votante sarebbe riuscito a far registrare la sua preferenza in un solo minuto."

Il punto però, al di là dei numeri (più di 44.000 votanti a Napoli contro i soli 28.000 di Bologna - Bologna, una delle capitali della "zona rossa", superata da Napoli è di per sé un risultato sospetto), è un altro. Ma prima, serve ripercorrere in poche righe la storia delle primarie in Italia.

Tutto iniziò nel 2005. Romano Prodi vinse le prime elezioni primarie svolte in Italia. Più di quattro milioni di persone parteciparono a quelle consultazioni, diventate indispensabili per dare legittimità politica ad un uomo che poteva essere accusato sia di aver trascorso gli ultimi anni della sua vita lontano dall'Italia, sia di non poter competere contro un avversario, il solito B., "eletto pochi anni prima dalla maggioranza degli italiani". Ovviamente, le primarie avevano anche lo scopo di ricompattare la multiforme coalizione dell'Unione attorno a Prodi. Fu un trionfo. Tutti a parlare della enorme partecipazione, del risveglio della coscienza civile degli italiani, eccetera.

Nel 2007 e nel 2009 si svolsero le "primarie" che elessero Walter Veltroni prima e Pierluigi Bersani poi segretari del Pd. Anche in quei casi, la retorica della partecipazione popolare e del "partito aperto alla società civile" ebbe praterie sconfinate in cui cavalcare. Le primarie poi si diffusero pian piano anche a livello locale (e proprio grazie alle primarie Nichi Vendola negli anni ha costruito buona parte della propria fortuna politica).

Tralasciando il fatto che sia Veltroni che Bersani erano strafavoriti, che cosa è rimasto di questa grande idea, per la quale si spese molto (per ragioni ideali e politiche) Romano Prodi?

Poco, o nulla. Mentre già nel 2007 abbiamo assistito a primarie, davvero memorabili, in cui c'era un solo candidato (Marco Minniti, che sarà naturalmente eletto segretario del Pd calabrese), abbiamo assistito alla tragedia di candidati "del Pd" fatti fuori da altri candidati: Boeri a Milano contro Pisapia, Boccia (due volte!) in Puglia contro Vendola. Ma che senso ha parlare di candidati del Pd se le primarie sono organizzate dal Pd?

Per buona parte dei vertici Pd, le primarie sono viste solo come un'occasione per fare un make up al volo prima di un'elezione ("siamo un partito democratico e aperto alla società civile"!). Questo vuol dire che il risultato non può andare contro il partito. E quindi, dove si può, è ammessa la possibilità dei brogli. Vedi Napoli, Per non parlare delle sospette primarie che portarono Fausto Raciti a diventare segretario dei Giovani Democratici.

Le primarie, ovviamente, non sono l'uovodi Colombo che risolverà tutti i mali della politica italiane e convincerà di nuovo gli italiani a tornare alle urne. Esistono molti tipi di primarie, di partito o di coalizione, aperte a tutti o ai soli elettori, eccetera. Ma il punto di fondo è permettere ad un certo numero di persone (più o meno ampio) di poter incidere, in modo più o meno decisivo, sulla vita di un partito o addirittura sulla elezione di un parlamentare. Rovinare questa idea (che potrebbe diventare, se sfruttata bene, un cavallo di battaglia del Pd contro i nani e le ballerine (o meglio, le escort) del Pdl) è da pazzi.

Un'idea non a caso sostenuta da quel Romano Prodi sedotto e abbandonato, per due volte, dal centrosinistra modello Tafazzi.

Foto | Flickr

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