Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Medio Oriente, Libano: tregua apparente dopo due giorni di proteste. Dopo il "giorno dell’ira" e le proteste dei sunniti contro il nuovo Governo appoggiato dal movimento sciita Hezbollah, la calma sembra essere tornata tra le strade delle città libanesi.

Fonti ufficiali libanesi riportate da Al Jazeera riferiscono come i blocchi stradali creati dai manifestanti siano stati rimossi ieri e come le proteste siano cessate. La scintilla che aveva acceso la miccia (e fatto temere un ritorno alla guerra civile per il Paese dei cedri) era stata la nomina a Primo Ministro di Najib Mikati, ricco uomo d’affari appoggiato da Hezbollah, dopo la crisi di Governo innescata dallo stesso "Partito di dio".

Mikati, conosciuto come un laico e moderato, aveva dichiarato di voler formare un Governo di unità nazionale. La rabbia dei sunniti e dei sostenitori di Hariri era tuttavia esplosa, di fronte al timore che il nuovo Governo controllato da Hezbollah potesse trasformare il Paese in un satellite dell’Iran, da sempre forte sostenitore del Partito di dio.

L’ex Premier Saad Hariri (in carica dal 2009) ha contribuito a gettare acqua sul fuoco con un discorso televisivo in cui esortava i manifestanti a mantenere la calma. Hariri ha tuttavia dichiarato che non entrerà a far parte di un Governo di unità nazionale.

La nuova compagine governativa guidata da Hezbollah avrà sicuramente ripercussioni nei rapporti internazionali del Libano. Se l’appoggio di Siria e Iran rimane scontato, gli Stati Uniti hanno infatti già preso pubblicamente le distanze dal nuovo assetto politico del Paese.

“Un governo controllato da Hezbollah” ha dichiarato il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton “avrebbe sicuramente un impatto sulle nostre relazioni bilaterali con il Libano.”

Al di là del Libano, sembra che tutto il mondo arabo stia sfuggendo di mano agli Stati Uniti. Dai Palestinian Papers che minano la credibilità dei negoziati diretti tra Israele e Anp (sponsorizzati dagli Usa) alle rivolte in Egitto e Tunisia. In questi ultimi due casi a traballare sono regimi corrotti e dittatoriali, ma che spesso sono stati sostenuti e appoggiati dagli Usa perché considerati argini contro il fondamentalismo islamico.

Per approfondire la questione, a questo link potete trovare un'interessante analisi della Cnn sull'atteggiamento della diplomazia Usa di fronte ai nuovi sconvolgimenti che infiammano il mondo arabo.

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