Bossi-Fini e Direttiva Ue sulle espulsioni: il Tribunale di Milano ricorre alla Corte di Giustizia Europea


Vi avevamo parlato non più di una settimana fa del panico creatosi al Viminale a causa della direttiva europea 2008/115/CE del 16 dicembre 2008, ovvero la "direttiva rimpatri" che cozza palesemente con la legge italiana sull'immigrazione.

Alle parole imbarazzate del sottosegretario alla giustizia Mantovano ("Comunque al Viminale è in corso uno studio sulla portata della direttiva e sulle sue conseguenze sul meccanismo delle espulsioni e sul profilo penale della mancata osservanza del divieto di espulsione") è seguito un silenzio ancor più imbarazzante da parte dell'intera squadra di governo.

I giudici di Torino e Firenze avevano già scelto la loro linea, disapplicando la legge italiana per contrasto con la direttiva europea: diversa è stata la decisione del Tribunale di Milano, che non solo ha deciso di sospendere il procedimento in corso nei confronti di un cittadino senegalese, ma constatando la non possibile coesistenza della direttiva con la legge ha mandato il tutto alla Corte di Giustizia Europea.

Immagine|Flickr

Secondo il tribunale la Bossi-Fini

in conseguenza della pura e semplice inosservanza dell’ordine di allontanamento emanato da un’autorità amministrativa nella procedura di rimpatrio, finisce per eludere completamente le garanzie imposte dalla direttiva europea, consentendo in pratica che lo straniero possa essere privato della propria libertà personale in forza di un titolo formalmente distinto dal 'trattenimento', per periodi in ipotesi più lunghi di quelli massimi consentiti dalla direttiva (18 mesi), e a condizioni diverse da quelle tassativamente prescritte.

Ricordiamo che la legge degli ex amiconi di Lega e Fli punisce con pene da 1 a 5 anni lo straniero irregolare sul territorio. Il tribunale di Milano ha deciso di prendere una strada diversa da Firenze e Torino in quanto ha considerato che

tale valutazione di incompatibilità non discende tout court dal dato letterale della direttiva, bensì da un'argomentazione che fa leva sul principio dell'effetto utile (tutela della libertà personale dello straniero) perseguito dalla direttiva

Quindi decisione sul caso di un ragazzo senegalese sospesa e atti spediti alla Corte di giustizia dell’Ue per fare chiarezza sulla corretta interpretazione da parte dell’Italia della direttiva europea.

L'inizio della fine per la legge tanto voluta e urlata da Bossi Maroni e soci?

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