Cina: 24 anni fa il massacro di Piazza Tienanmen

La madre di tutte le proteste di piazza


Nella notte fra il 3 e il 4 giugno 1989, i carri armati agli ordini del governo cinese fecero irruzione a Piazza Tienanmen, a Pechino, per mettere fine con la violenza alle proteste che da un mese e mezzo studenti e manifestanti portavano avanti pacificamente contro la dittatura. Fu la fine della primavera cinese, che pur fallendo ha enormemente influenzato le successive rivolte nei paesi satelliti dei regimi comunisti, fino ad arrivare alla primavera araba, alla primavera siriana e alle manifestazioni di questi giorni in Turchia.

Le manifestazioni erano iniziate il 15 aprile 1989, alla morte di Hu Yaobang, segretario del Partito Comunista Cinese particolarmente amato dai riformisti, e non avevano carattere di protesta ma di semplice commemorazione del leader scomparso. Eppure le autorità, guidate dal presidente Li Peng e dal vecchio leader Deng Xiaoping, accusarono gli studenti scesi in piazza di complottare contro il governo. Iniziò così la repressione, e le posizioni dei manifestanti si inasprirono, pur restando sempre pacifiche.

Le proteste durarono per tutto il mese di maggio, con una sola interruzione durante la storica visita del presidente sovietico Gorbaciov. Gli studenti iniziarono lo sciopero della fame e occuparono piazza Tienanmen, nonostante il segretario generale del Partito Comunista Zhao Zyiang li avesse raggiunti per convincerli a desistere (e questo gli costò il carcere a vita). La sera del 3 giugno Deng Xiaoping diede l'ordine ai carriarmati di sgomberare la piazza entro l'alba.

Non esistono immagini di quel che accadde, né resoconti unanimi e neppure bilanci certi. Di sicuro la mattina del 4 maggio a Piazza Tienanmen non c'era più nessuno, nessuno di vivo. Secondo le ricostruzioni del governo, gli studenti avevano attaccato i carri armati provocando la reazione dei soldati che spararono sulla folla. Secondo i manifestanti, i militari arrivarono già con l'ordine di uccidere. Il giorno dopo i parenti delle vittime provarono a entrare nella piazza ma vennero fucilati dai militari. Le stime del governo cinese furono di circa 200 morti, la Cia tra i 440 e gli 800, la Croce Rossa invece parlò di 2600 morti e 30.000 feriti.

L'immagine simbolo della protesta è quella del Rivoltoso Sconosciuto che, all'indomani del massacro, si parò davanti ai carri armati e salì su uno di essi per parlare con i soldati. Non se ne conosce il nome, né la sorte, ma è stato incluso tra le persone più influenti del XX secolo.

Oggi in Cina è vietato parlare di quanto accadde a Piazza Tienanmen, le commemorazioni sono clandestine oppure all'estero – la più famosa a Hong Kong – e anche le ricerche su Internet sono controllate. Ma anche la censura si evolve: se in passato ricercando "4 giugno" si otteneva una pagina bianca con la scritta "questa ricerca è vietata", oggi si può accedere a una pagina di risultati opportunamente depurata da qualsiasi riferimento alle proteste. Una forma decisamente più subdola e al passo con i tempi.

Foto © Getty Images

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO