La Corte costituzionale boccia la Gelmini per l'ennesima volta

Gelmini

Sostenere che il bilancio del ministero Gelmini sia positivo è oggi piuttosto difficile. Certo, lo si può fare asserendo che la giustizia amministrativa e quella costituzionale in Italia sono in mano a giudici comunisti che si oppongono alle riforme progressiste che il Governo delle libertà tenta faticosamente di realizzare nel mondo della scuola. Ma quali sono queste riforme? L'ultima, appena bocciata dalla Corte costituzionale, consisteva nell'impedire agli insegnanti precari di far valere il proprio punteggio in tutte le province in cui potessero fare domanda per lo svolgimento di supplenze.

In altri termini, si poteva fare domanda scegliendo le graduatorie scolastiche di tre province, ma in due di queste ciascun supplente sarebbe comunque finito in coda (non importa quante lauree, specializzazioni, master, dottorati di ricerca o premi nobel avesse...). Alla faccia della meritocrazia!

L'idea (tutta leghista) era quella di impedire agli insegnanti del sud (evidentemente, secondo i leghisti, più titolati di quelli del nord) di togliere il posto ai propri colleghi settentrionali. Della vicenda, che ha già creato molto scompiglio, ci eravamo già occupati più di un anno fa e avevamo previsto esattamente l'esito della decisione con cui ieri la Corte costituzionale ha bocciato tale disciplina (introdotta in sede di conversione del decreto-legge "salva-precari").

Nella sentenza n. 41 del 2011, la Consulta ha affermato, infatti, che:

La disposizione impugnata ... utilizzando il mero dato formale della maggiore anzianità di iscrizione nella singola graduatoria provinciale per attribuire al suo interno la relativa posizione, introduce una disciplina irragionevole che - limitata all’aggiornamento delle graduatorie per il biennio 2009-2011 – comporta il totale sacrificio del principio del merito posto a fondamento della procedura di reclutamento dei docenti e con la correlata esigenza di assicurare, per quanto più possibile, la migliore formazione scolastica.

Naturalmente già si vocifera che c'è una leggina pronta per "bloccare" gli effetti della sentenza, con le tutte le prevedibili, devastanti conseguenze che ne deriveranno (immaginate soltanto la pioggia di ricorsi che seguirà).

Il Ministro Gelmini non è nuova a queste "bocciature" giudiziarie. Ne ricordo rapidamente solo alcune: nel dicembre del 2009 il Consiglio di Stato censurò i regolamenti ministeriali relativi alla riforma delle scuole superiori, in quanto avevano oltrepassato i confini della delega attribuita dal Parlamento; nel settembre del 2010 lo stesso Consiglio di Stato ha respinto l'appello presentato dal ministero dell'Istruzione contro la decisione del Tar Lazio che nel precedente mese di luglio aveva sospeso i provvedimenti della riforma Gelmini che riducevano le ore di lezione negli istituti superiori.

E che dire del commissariamento del Ministero, dovuto al mancato adempimento di una serie di pronunce del Tar Lazio e del Consiglio di Stato proprio sulle graduatorie scolastiche? L'elenco potrebbe continuare ma è meglio fermarsi qui, con due considerazioni finali.

La prima è che il colore delle misure assunte dal Ministro dell'Istruzione è sempre più il verde... Forse in vista di un dopo-Berlusconi leghista! La seconda è che gli effetti delle iniziative della Gelmini sono come i danni ambientali: perdurano nei secoli...

Foto | Flickr.it

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