Ferrara, Ostellino e Sallusti al Dal Verme, sabato 12 febbraio la manifestazione del Foglio

manifestazione foglio dal verme 12 febbraioUpdate 12-02-2011: qui le foto di Ferrara al Dal Verme. Sabato 12 febbraio se siete a Milano e volete mostrare il vostro supporto a Silvio Berlusconi, potete farlo. Al Teatro dal Verme dalle 10.30 del mattino c'è infatti un incontro, una manifestazione, indetta dal Foglio, quotidiano d'opinione di Giuliano Ferrara. Trovate tutte le informazioni sul loro sito:

La manifestazione contro il neopuritanesimo ipocrita si svolgerà con lo stile fogliante solito al teatro Dal Verme di Milano sabato 12 febbraio alle 10:30. E’ indetta dal Foglio, si sta sulle spese, non parleranno bambini piccoli che leggono Kant la sera, come al Palasharp, saremo serissimi e autoironici, divertiti e accigliati, pacati e irresponsabili. Molta gente ha la tendenza a prendersi troppo sul serio, ci vuole qualcuno che dica cose serissime ed esprima ésprit républicain ma con una qualche disponibilità verso la vita

Per ora, leggo sempre sul sito del Foglio, hanno confermato la loro presenza: Piero Ostellino, editorialista del Corriere della Sera, Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, poi Antonio Martino, ex ministro alla Difesa, Iva Zanicchi, europarlamentare del PdL e Camillo Langone e altri...

Come di consueto, la piazza, una piazza allargata al teatro, al palasport, è il terreno sul quale l'opposizione riesce a vincere e a convincere. In che modo? Riempiendola. Purtroppo però è ben più facile riempire le piazze che le urne: e questo si traduce negli ultimi tremendi anni per PD e compagnia di giro.

All'opposizione, alla società civile, riescono particolarmente bene le manifestazioni di intellettuali. Certo: perché gli intellettuali stanno in quell'area, mentre la pochezza dell'altrui schieramento è onestamente disarmante. Semplicemente, non esistono da quel versante, lo spiegava tempo fa Pierluigi Battista al Sole24Ore

Fin qui le responsabilità degli intellettuali di sinistra... E quelli di destra?
Non esistono! In 20 anni la cultura di destra non ha prodotto niente: non c'è un film, una mostra. Al punto che i politici del centro-destra ogni tanto devono imporre alla Rai una fiction revisionista pur di dimostrare che qualcosa c'è.

Pensateci anche voi: chi vi viene in mente? Nessuno. Ma esiste Ferrara.

La manifestazione organizzata da Libertà e Giustizia sabato scorso al PalaSharp ha dato la stura a un piccolo duello a colpi di editoriali tra Ezio Mauro, direttore di Repubblica e Giuliano Ferrara, omologo del Foglio. Beghe fra di loro, che importa, ma hanno permesso di afferrare meglio le motivazioni dell'incontro di sabato mattina al Dal Verme.

In sintesi, perché Ferrara riunisce

Piero Ostellino, editorialista del Corriere della Sera di puro ceppo liberale (...) il vecchio marciatore antifisco Antonio Martino, il tosto direttore del Giornale Alessandro Sallusti, la grandissima Iva Zanicchi (...) Pietrangelo Buttafuoco, un po’ il nostro Saviano; Assuntina Morresi, cattolica e beghina e per questo avulsa dal moralismo protestante; Camillo Langone a difesa di una erotomania intrisa di tradizione e senso del peccato; e molti, moltissimi altri. Ci sarà anche Giuliano Ferrara

per protestare contro cosa? Lo ha spiegato sinteticamente Ferrara a Fabrizio Roncone del Corriere:

«Diciamo così: diciamo che sul giornale che dirigo, Il Foglio, mi sono chiesto se esiste un pezzettino d'Italia indisponibile a darla vinta ai puritani del PalaSharp... avevo immaginato di riunire un po' di berlusconiani di buona volontà in un teatro milanese e...».

(...)

Addirittura strepitosa?
«Beh, senti: ci saranno tre fili tesi, di quelli su cui di solito si stende il bucato. Ma, appese, ci saranno solo centocinquanta mutande diverse e colorate. E questo sai perché? Perché lo slogan della nostra manifestazione è: siamo in mutande, ma vivi».

Spiega il concetto.
«Allora: dicono che il presidente del Consiglio si comporta male, e magari non si è comportato meravigliosamente bene in parecchie occasioni. Ma, come ho scritto sul Foglio, è questo il problema? Noi siamo convinti di no. Il problema è che vogliono mettergli le mani addosso per chiarissime, misere ragioni politiche».

Direttore, scusami: ma avrai letto anche tu tutte le intercettazioni della minorenne Ruby e delle altre ragazze, della Minetti, delle escort, con dentro il racconto dei bunga bunga di Arcore e...
«No no, io non partecipo al festival!».

Non è un festival.
«E invece è proprio un festival! Piuttosto, ascoltami bene: ora ti dico una cosa che spero leggano anche il professor Umberto Eco, Gustavo Zagrebelsky e tutti quegli illustri e rispettabili signori che non sapendo cosa sia l'ironia, vorrebbero introdurre in questo Paese il governo della virtù, attraverso un golpe morale. E la cosa è questa: noi siamo convinti che il partito dei pm militanti...»


Ok. ora avete chiaro il quadro. Ferrara sostiene che sia in corso un "golpe morale" per destituire Berlusconi. Ma Ferrara che stigmatizza un immaginario governo della virtù, non può che strappare un sorriso.

Credo che chiunque di voi abbia memoria non possa non ricordare la tremenda lista obiettivo Aborto? No Grazie. Eravamo a inizio 2008: Giuliano Ferrara per le politiche si presentò con una lista obiettivo cattolico-integralista. Andò malissimo, ce lo ricorda Repubblica

"Al mio grido di dolore su un tema drammatico e vero, gli italiani hanno risposto con una sonora pernacchia". Giuliano Ferrara è stanco, la faccia pallida, stropicciata come la camicia. Anche nella sconfitta non rinuncia all'ironia, all'eccesso per commentare i risultati delle elezioni che bocciano i suoi sogni parlamentari ed "etici". Drasticamente cancellati, visto che il suo partito Pro life, "Aborto no grazie", è allo "0,00 qualcosa. Praticamente impercettibile. Una catastrofe"

Il grido non era di dolore ma di opportunismo e la lista era assolutamente talebana, fu giustamente ignorata dagli italiani alle urne. Però quel puritanesimo invece andava bene, quel "governo delle virtù" andava bene, quel risvegliare in migliaia di donne ricordi dolorosi, facendo leva su sensi di colpa che definire complicati da elaborare è un eufemismo invece andava bene, andava tutto bene.

Detto questo: impegni permettendo penso proprio che un salto al Dal Verme lo farò.

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