Il Consiglio dei ministri approva la relazione Alfano sulla riforma della giustizia

Alfano

Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri la relazione del Ministro Alfano sulla riforma della giustizia. Tra i punti fondamentali degli interventi normativi in programma la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, la suddivisione in due corpi distinti del Consiglio Superiore della magistratura, il rafforzamento dei poteri del Ministro della Giustizia, la reintroduzione dell'autorizzazione a procedere per i parlamentari.

Separazione delle carriere. Il dibattito su tale riforma è ormai risalente. I fautori della separazione sostengono che soltanto distinguendo completamente gli ordini dei magistrati giudicanti e dei pubblici ministeri è possibile garantire l'imparzialità dei primi. I critici rilevano che così facendo si finirebbe con l'attentare all'indipendenza degli organi della pubblica accusa (dal momento che la separazione delle carriere, in genere, si accompagna all'assoggettamento dei p.m. al Governo), trasformando i p.m. stessi in superpoliziotti.

Riforma del Consiglio Superiore della magistratura. Nella stessa direzione sembrerebbe andare anche la proposta di articolazione dell'organo di autogoverno della magistratura. Secondo quanto prevede attualmente la Costituzione, tale organo adotta tutti i provvedimenti che incidono sullo status giuridico dei magistrati (assunzioni, promozioni, trasferimenti, sanzioni disciplinati, ecc.). Il CSM si occupa sia dei provvedimenti riguardanti i magistrati giudicanti che quelli del pubblico ministero.

Esso ha una composione mista: i membri sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio. E' presieduto dal Capo dello Stato e ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale presso la Corte di Cassazione. La riforma determinerebbe uno "sdoppiamento" dell'organo in due rami distinti, l'uno competente per i provvedimenti relativi ai giudici e l'altro per quelli riguardanti i p.m.

Rafforzamento dei poteri del Ministro della Giustizia. Il potenziamento del ruolo del Guardasigilli dovrà essere ben valutato in relazione alle esigenze di garanzia della legalità costituzionale: tale ampliamento non dovrà andare a discapito, infatti, delle stesse prerogative del CSM in modo tale da attentare all'autonomia e indipendenza della magistratura.

Reintroduzione dell'autorizzazione a procedere per i parlamentari. Tale istituto, originariamente previsto dalla Costituzione repubblicana, era stato eliminato nel 1993, sull'onda emotiva dei fatti di Tangentopoli. Attualmente i parlamentari possono essere processati senza bisogno di alcuna autorizzazione. Quest'ultima è ancora necessaria per sottoporli a provvedimenti limitativi delle loro libertà.

La giustizia ha tanti mali. Ma siamo sicuri che siano questi i rimedi utili a combatterli?

Foto | Flickr.it

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