Rassegna stampa estera: la Libia, l'Europa e il ruolo dell'Italia


I quotidiani stranieri hanno seguito con attenzione i recenti sommovimenti in Libia, e non hanno dimenticato di mettere in evidenza il ruolo, spesso ambiguo, giocato dall'Italia.

Sul belga De Morgen, ad esempio il caporedattore Esteri Koen Vidal ha scritto una vera e propria "Perorazione in favore di uno scontro tra i leader europei e Berlusconi":

Ogni volta che Ashton (Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell'UE) reagisce a una grave crisi di carattere globale con una dichiarazione senza consistenza, si capisce che c’è qualcosa che non quadra. Di solito significa che uno degli Stati Membri ha imposto una frenata, motivata da qualche interesse superiore. Nel caso della Libia, è apparso subito chiaro che è stata principalmente l’Italia a non voler ricorrere alle maniere forti per fermare Gheddafi.

Il Ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha addirittura dato l’impressione di voler proteggere il Grande Capo. (..) Per amor di chiarezza, quando Ashton e Frattini hanno rilasciato le loro dichiarazioni, si sapeva già di decine di morti in Libia e il numero delle vittime continuava a salire. Senza alcuna opposizione da parte dell’Europa, nella notte tra lunedì e martedì Gheddafi ha intensificato la sua campagna di violenza, scatenando sugli oppositori le sue guardie armate e un esercito di mercenari stranieri, e dando ordine all’aviazione libica di bombardare i manifestanti. Il numero delle vittime è salito a varie centinaia, mentre l’Europa continuava semplicemente a ”rammaricarsi” per la situazione. (..) Se i capi di stato vogliono in qualche misura rimanere fedeli alle fondamenta umanistiche del loro progetto europeo, non gli resta che un’opzione: indurire il loro atteggiamento nei confronti di Gheddafi, congelare il suo patrimonio personale di 70 miliardi di dollari, e usare tutti i mezzi possibili per portarlo davanti alla Corte Penale Internazionale. Se per raggiungere questo obiettivo sarà necessario confrontarsi con Berlusconi, che si faccia. Pochi cittadini europei avrebbero problemi con uno scontro tra l’Europa e Berlusconi, se l’Unione come risultato ottiene che si possa assumere una posizione ragionevole e accettabile dal punto di vista umano. Alcuni Stati Membri, tra i quali Svezia, Francia, Finlandia, Germania e Regno Unito stanno per dare inizio a questo scontro.

Il britannico The Guardian ha dato ampio spazio ad un'intervista a Nichi Vendola, intitolata "L’Italia di Silvio Berlusconi si trova dalla parte sbagliata della storia":

Questo governo non è negativo solo per l’Italia, ma per il mondo intero. Siamo un paese chiave dell’area mediterranea e mai prima d’ora ci è stato chiesto così urgentemente di giocare la nostra parte in quest’area. Mentre la richiesta di democrazia e giustizia da parte della Tunisia, dell’Egitto e dell’Albania si è fatta inarrestabile, l’Italia si trova a stare dalla parte sbagliata della storia. La solidarietà di Berlusconi non è verso quei cittadini che si battono per la democrazia, ma nei confronti dell’unico potente che finora è rimasto indifferente alla rivolta, il libico Muammar Gaddafi. Con Berlusconi, l’Unione Europea non può contare sull’Italia per guidare una politica estera innovativa che si rivolga alla nuova situazione mediterranea. Il nostro paese è colmo di energia creativa, ma le sue istituzioni dimostrano una grande povertà di idee in un momento davvero storico. E’ giunto il momento di cambiare direzione.

In Portogallo, Diario de Noticias ha dato eco alle critiche che il Presidente della Commissione Europea Barroso ha rivolto all'esecutivo italiano:

Questa questione dell’immigrazione legale o illegale, o anche quella dei rifugiati, viene strumentalizzata per non appoggiare la democrazia, e non posso essere d’accordo con tutto ciò”, ha affermato Durão Barroso alla stampa dopo un incontro con l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Navi Pillay. “Dobbiamo sostenere i diritti umani laddove risultano minacciati”, ha sottolineato, come riportato dall’agenzia AP. Barroso alludeva in questo modo alle prese di posizione del governo italiano, che per molto tempo ha manifestato una profonda chiusura alle critiche verso il regime autoritario di Muhammar Gheddafi, motivando tutto ciò con il rischio dell’arrivo di migliaia di rifugiati e immigrati clandestini africani nel caso di una crisi di governo in Libia. Il presidente dell’Esecutivo europeo ha anche criticato la visione dominante a lungo in Occidente secondo cui il mondo arabo-musulmano non era pronto per la democrazia.

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