Ore 12 - La lezione (ai "rottamatori" e non solo) del compagno Fassino.

altroChi vince (forse) ha sempre ragione.

E’ così anche per il “compagno” Piero Fassino trionfatore delle primarie del Pd dove 53 mila torinesi hanno fatto la fila ai gazebo, indicandolo come candidato sindaco alle prossime amministrative di maggio?

Indubbiamente l’ex segretario dei Ds è persona onesta, seria, preparata, uno che lavora per la “ditta” e antepone gli interessi generali a quelli personali. A 60 anni suonati, in politica fin da ragazzo, “rivoluzionario di professione” nel Pci, Fassino apre a una riflessione che è una lezione politica.

Sì, il refrain stantio e inutile della “rottamazione” come linea politica, è una fregnaccia. Fa il pari con quella (berlusconiana) dell’antipolitica, utile solo a fare la propria politica, che è sempre quella dei propri interessi. Il Cav, abile e furbo, ha concorso a smantellare gli altri partiti “democratici”, facendo poi il suo partito personale-padronale.

Rottamare uno come Fassino, che sa, che sgobba, che fa battaglia politica per le idee e non per le poltrone, sa solo di snobismo, di chi studia a tavolino cosa dire per farsi vedere davanti alla tv, sgomitare nella logica “mors tua vita mea”.

La rottamazione “automatica” ricalca la scelta di Nerone che voleva tagliare la testa a chi superava i 50 anni. La rottamazione a prescindere é una grande minchiata, anche perché di giovani “eroi” con spirito di sacrificio ed altruismo, votati alla politica come “servizio”, se ne vedono pochi.

E’ davvero l'età che determina capacità innovative? Bisogna aprire le porte ai giovani, ma il nuovismo a tutti i costi è il rovescio della medaglia della politica spettacolo, dell’immortale gattopardismo “cambiare tutto per non cambiare niente”.

Togliatti, De Gasperi, Nenni non si facevano sedurre dagli spot del momento, da effimere trovate “giovanilistiche”, ma portavano avanti nei fatti il “rinnovamento nella continuità”, promuovendo una classe dirigente di giovani e anziani di valore, capace di costruire i grandi partiti che per decenni hanno fatto l’Italia.

In politica dovrebbero interessare più le idee, i programmi, le proposte, i curricula di ciò che si è fatto più che i dati anagrafici. Oggi, invece, vale più un paio di gambe nude di una velina che una “bella” testa... pelata. E i risultati si vedono.

Il rinnovamento va fatto con decisione e oculatezza: ma di fronte agli spettacoli del “Trota” e a quelli del “Bunga bunga”, dei troppi politici inventati, nominati e inutili, meglio tenersi il compagno Fassino.

Piero è forse “fuori moda” ma è capace di vincere. Intanto battendo il “giovane” rottamatore soft (e “popolare”) Davide Gariglio, poi capace di mobilitare la macchina post-Pci (a Torino il partito di Berlinguer ottenne 316.343 voti, il 39,13%!) e gli elettori degli “anta” (maggioranza in Italia e stanchi di subire il pressing giovanilistico), oltre gli elettori dell’elite democrat.

Insomma, un Pd così, ha il limite di non “svecchiarsi” ma ha il pregio di dimostrare che si può anche vincere.

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