Ore 12 - Berlusconi, stop and go sul "rimpastino"

altroSilvio Berlusconi non batte ciglio di fronte alle minacciate dimissioni da ministro dei Beni culturali del fedelissimo Sandro Bondi oramai, scontento e depresso, al getto della spugna. Via l’algido Bondi si fa subito posto al corrusco Paolo Bonaiuti, che sbava per ricevere l’agognata cadrega.

Si apre così il “rimpastone” (o rimpastino?) per ricompensare i vari transfughi parlamentari, specie i “responsabili”, determinanti nel rafforzare numericamente la maggioranza e non fare affondare premier e governo.

Ma i nuovi supporter del Cav, più che “responsabili” sono voraci e non si accontentano delle promesse. In parole povere, adesso passano alla cassa e impongono al premier il rimpasto. Siamo già al ricatto. Perché i voti dei “responsabili” sono determinanti subito, almeno su tre nodi scorsoi: federalismo, conflitto d’attribuzione del caso Ruby, processo breve.

Nel Pdl e dintorni sale la febbre, così il premier nicchia e rinvia il rimpasto alla prossima settimana. Ma Saverio Romano, Scilipoti e l’allegra compagnia di ventura dei “responsabili” non demorde e bussa forte e a mani tese: subito le poltrone promesse o la minaccia del “far mancare il pattuito apporto”.

Le caselle di Palazzo Chigi da riempire sono 12, ma il governo pensa a un decreto per aumentare il numero delle poltrone rispetto alle 60 stabilite per legge. Troppe le promesse fatte dal Cavaliere e pochi i posti. Tra l’altro la compravendita parlamentare non è chiusa.

Lo aveva annunciato Berlusconi sabato scorso al congresso dei Cristiano Riformisti: «A breve faremo una rivisitazione della squadra di governo chiedendo l'aumento del numero dei sottosegretari, perché ora i ministri e i sottosegretari devono stare di più in Parlamento». Poi però ha congelato il tutto.

Fuori c’è il Paese reale. E' ancora allarme per la disoccupazione giovanile: quasi un giovane su tre è senza lavoro. L'inflazione accelera a febbraio, al top da novembre 2008, ma buone notizie arrivano sul fronte dei conti pubblici: il Pil nel 2010 cresce all'1,3%, meglio delle stime e il deficit/Pil scende al 4,6%, valore inferiore a quello (5,4%) registrato nell'anno precedente. Il rapporto debito pubblico/Pil è salito stato al 119%. Il Governo aveva stimato il 118,5%. E' la fotografia del Belpaese scattata dall'Istat.

Mentre crolla ancora il mercato auto. E il barometro segna tempesta in arrivo per il ciclone Libia.

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