Ore 12 - Il "Ghe pensi mi" salva il federalismo "de noantri". Il Senatur ricambia ...

altroFa già festa l’avanguardia dei leghisti, issando le bandiere dei “popoli del Nord”.

Bossi ha vinto ieri una tappa importante del Federalismo, in quella Camera di “Roma ladrona” dove il premier si associa ai bisboccianti del Carroccio infilandosi il fazzoletto verde. Sabato, a Bergamo sarà festa vera, di popolo, per osannare il Senatur, il Trota e la nomenclatura leghista che ha finalmente liberato la Padania dai lacci dell’italico stivalone bucato.

Bersani (piacentino) e Casini (bolognese) già alzano barricate.

Tuona il segretario del Pd: “Questo decreto è una patrimoniale per la piccola impresa che pagherà il doppio di Ici, se volete scambiare il guscio vuoto della riforma con il sostegno a Berlusconi per i suoi processi noi lo andremo a dire in tutti i posti. Ma non dite che lo fate per il federalismo, è una balla. Se volete reggere il moccolo al miliardario e mettere il Carroccio al servizio dell’Imperatore non trovate scuse".

Rincara la dose il leader Udc: “Il federalismo fiscale non esiste, e' solo uno spot della Lega, un pasticcio che crea confusione e danni, aumenta le tasse. E rischia di sfasciare il paese. Non possiamo fidarci della Lega, almeno finche' non ci troveremo su alcune cose elementari, del tipo Roma non e' Roma ladrona ma la nostra capitale, che il Po e' un fiume e non un dio, che la Padania e' non e' uno stato ma una regione. E 'non possiamo fidarci della lega se si rifiuta di festeggiare il 17 marzo per l'Unita' d'Italia con al scusa della crisi e poi fara' festa il 29 maggio per la battaglia di Legnano”.

La fiducia numero 40, storica per la Lega, appare invece inutile. Certo, per la maggioranza è una nuova boccata d’ossigeno, così respira ancora. Ma di concreto non c’è nulla. Ieri si votava solo una risoluzione della maggioranza, che approva la relazione di Calderoli sul federalismo municipale.

Un passaggio dovuto ma senza alcun effetto operativo. Già oggi il Consiglio dei ministri potrà dare l’ok definitivo al decreto sui Comuni,ma avrebbe potuto farlo anche senza la fiducia, e addirittura senza alcun voto dell’aula. Bastava solo che il governo relazionasse alle Camere, dopo che il decreto era stato bocciato dalla Bicamerale per il federalismo il 3 febbraio.

Di fatto si cerca il clamore, si vuole lo scontro, si vuole dimostrare la buona salute della maggioranza. La Lega ha scelto e imposto la prova di forza, dopo il ko della Bicamerale, allarmata che la crisi di Berlusconi potesse affondare anche il federalismo. "Un giro di mattoni in più, siamo quasi al tetto", commenta soddisfatto Bossi, che però, sulla durata della legislatura, tocca ferro: “Vogliamo completare il federalismo, poi vediamo. Stiamo coi piedi per terra”.

Non ci vuole molto per capire che questo Federalismo non va bene: né per il sud né per il nord, non va bene per l’Italia. Chissenefrega! Risponde il Senatur. E fa pernacchie. Evviva! Coriandoli sul carnevale tutto italiano.

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