Dario Cresto-Dina corteggia per e-mail la velina Costanza, ma in realtà è Gian Paolo Serino!

Il vicedirettore di Repubblica ha corteggiato la finta Costanza Caracciolo, ma dice di essere stato al gioco per smascherare l'autore dello scherzo.


Ha il sapore di vendetta lo scherzo in cui è incappato Dario Cresto-Dina, uno dei vicedirettori di Repubblica, noto anche per essere stato il "confessore" di Veronica Lario, ossia colui al quale la ex signora Berlusconi ha concesso l'intervista con cui ha reso pubblica la sua intenzione di divorziare dal leader del Pdl.

Ebbene, Cresto-Dina si è attirato l'antipatia del giornalista culturale Gian Paolo Serino che con Repubblica ha collaborato per parecchio tempo scrivendo quasi 600 articoli più altri per gli inserti e per il settimanale di approfondimento L'Espresso. La rottura con il giornale fondato da Eugenio Scalfari è arrivata dopo che Serino si è visto bocciare un servizio inizialmente proposto al Corriere della Sera, ma che con il permesso di Claudio Magris, storica firma del quotidiano di Via Solferino, aveva potuto proporre anche a Repubblica. La risposta di Cresto-Dina fu: "Ma dopo loro cosa dicono?"

Questa reazione ha scatenato l'ira di Serino che racconta nel suo blog:

"Io giovane cronista culturale credevo ancora ingenuamente in una concorrenza di firme e di contenuti, non in un’unicità cultural condominiale"

Il giornalista spiega poi che progettando lo scherzo a Cresto-Dina altro non ha voluto fare altro se non mettere in pratica le tecniche di "inchiesta" che proprio a Repubblica aveva appreso, ossia fingersi qualcun altro per avere uno scoop. Serio fa l'esempio noto di Fabrizio Gatti che si è spacciato per un immigrato senza permesso di soggiorno per una mega-inchiesta de L'Espresso.

Serino ha scelto di fingersi una velina, Costanza Caracciolo per la precisione, che da un anno non è più sul bancone di Striscia la Notizia. La scelta non è casuale: ha voluto impersonare quello che, secondo lui, per Repubblica è il "Diavolo", ecco cosa dice a tal proposito:

"Sono sempre rimasto incuriosito dal rapporto morboso tra i Repubblichini e la fame di sesso di Berlusconi, tra il media watching (non bird) degli analisti tv di Repubblica e l’uso “del corpo delle donne” delle reti Mediaset. Il Diavolo interpretato dalle Veline. Quante pagine, quanti articoli, quanti editoriali contro le veline colpevoli di rovinare il mondo con la loro giovanile sensualità d’ammiccamento"

Ha così cominciato a scrivere come se fosse Costanza Caracciolo e ha subito avuto un corteggiatore molto "accanito e spregiudicato": il sessantenne vicedirettore di Repubblica Dario Cresto Dina che, spiega Serino, nonostante i 40 anni di differenza d'età

"Mandava messaggi e mail di ogni genere: da 'Ti guardo in tivù ogni sera' a 'Vieni a Roma che Ti regalo una copia originale di Pavese', da 'Sei splendida' ad altri corteggiamenti qui non riportabili.

Serino riconosce che il suo comportamento non rispetta la deontologia professionale, ma si difende mettendo in evidenza che i cronisti di Repubblica fanno lo stesso e aggiunge che mai si sarebbe aspettato che proprio un uomo "integerrimo" come Cresto-Dina cadesse nel tranello:

"Io ho solo messo a frutto la lezione: con l’aggravante che mai mi sarei aspettato che, i Soloni contro l’uso del corpo delle Donne, 60 enni che dovrebbero aver raggiunto la pace dei sensi, ammiccassero a quasi minorenni, a veline ree in pubblico di sfruttare il corpo delle donne, ma in privato oggetto di ogni ammiccamento"

Dario Cresto-Dina, appena il racconto dello scherzo di Serino ha cominciato a diffondersi, ha risposto dicendo di essere stato al gioco per scoprire chi era l'autore di questa trovata, ecco la sua dichiarazione:

"Intuisco che si tratta qualcosa di strano. Per capire sto al gioco e rispondo a tono, alla fine trovo l’Alias. Ora ho scoperto fin dove riusciva ad arrivare"

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