Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Libia: no di Usa e Francia alla mediazione del Venezuela. Ieri vi abbiamo raccontato della proposta del presidente venezuelano Chavez di fare da mediatore tra Gheddafi e i rivoltosi della Cirenaica, per risolvere in modo pacifico la crisi libica. La proposta del Caudillo sudamericano è tuttavia stata respinta al mittente da Stati Uniti e Francia.

Non c’è bisogno di una commissione internazionale per dire al Colonnello Gheddafi cosa deve fare per il bene del suo Paese e del suo popolo”. Sono le parole pronunciate ieri dal portavoce del Dipartimento di Stato Usa PJ Crowley.

Un secco no a ogni tentativo di mediazione tra le parti e, apparentemente, una presa di posizione a favore della ribellione anti-Gheddafi. Stessa posizione è stata presa dal ministro degli esteri francese Alan Juppé, che ha affermato che ogni mediazione che non contempli un’uscita di scena del rais non può essere accettata.

Anche i ribelli non sarebbero interessati ad alcun tipo di mediazione e chiederebbero solamente che il rais e la sua famiglia se ne vadano. Ogni trattativa presuppone una reciproca, anche minima, fiducia. E Gheddafi non sta facendo molto per conquistarsi la fiducia dei suoi oppositori.

Nel frattempo gli Usa sembrano valutare un qualche tipo di opzione militare, nel caso che il rais libico dovesse riprendere il controllo del paese. Le notizie dei ripetuti bombardamenti dell’aviazione del regime su Brega e sui suoi impianti petroliferi fanno temere che il Colonnello possa riconquistare pezzo a pezzo quella Cirenaica che sembrava ormai stabilmente controllata dai ribelli.

Appare sempre meno remota l’ipotesi che quei ribelli, che fino a pochi giorni fa sembravano sul punto di marciare su Tripoli, debbano presto asserragliarsi a Bengasi e difendersi dalla controffensiva del Colonnello.

Cosa accadrà a quel punto? L’aviazione Usa bombarderà le postazioni militari del regime utilizzando basi italiane come appoggio logistico? Assisteremo a un intervento militare di terra stile Somalia? O forse, quando il regime sarà sul punto di riprendersi anche Bengasi, saranno gli Stati Uniti e le cancellerie occidentali a tirare fuori dal cilindro l’opzione di una mediazione e tra le parti per raggiungere una qualche forma di “soluzione pacifica” che salvi capra, cavoli e pozzi di petrolio?

In questo modo gli Stati Uniti e l’Europa otterrebbero il duplice obiettivo di salvaguardare i propri interessi in Libia, gestire la transizione controllandola a distanza ed evitare di intervenire militarmente. Poca spesa (qualche nave da guerra posizionata nei pressi delle coste libiche, giusto per fare impressione), ottimo ritorno economico e di immagine.

Il tutto, magari, con un’uscita di scena poco onerosa per il dittatore, l’abdicazione in favore di qualche numero due del regime con la faccia più presentabile e qualche riforma democratica per dare l’impressione del cambiamento e accontentare l’opinione pubblica occidentale. Viva la democrazia, viva facebook, viva twitter, viva lo status quo.

Ma queste, al momento, sono solo ipotesi.

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