Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Medio Oriente: Iraq, il governo chiude le sedi di due partiti di opposizione. Mettiamo i fatti in ordine. Nelle ultime due settimane anche in Iraq si susseguono diverse manifestazioni di piazza contro il governo. Ne abbiamo parlato anche su queste pagine: non è nulla di paragonabile alla Tunisia o all’Egitto, ma si tratta comunque di proteste che coinvolgono alcune migliaia di persone e che un po' di fastidio al premier Nouri al-Maliki lo danno.

Come riporta il NY Times, due dei partiti che hanno guidato le manifestazioni hanno dichiarato ieri che il governo ha disposto la chiusura delle loro sedi. Si tratta del Partito Comunista Iracheno e dell’Iraqi Nation Party: due formazioni extraparlamentari fortemente critiche nei confronti del governo di Nouri al Maliki, sostenuto dagli Stati Uniti.

Secondo il governo non si tratta di persecuzione politica, ma della semplice riappropriazione di edifici pubblici. Le sedi dei due partiti si trovano infatti all’interno di stabili di proprietà statale, che vengono attualmente reclamati dal ministero della difesa.

Tuttavia, il leader dell’INP Mithal al-Alusi sostiene di non aver ricevuto nessuna spiegazione quando l’edificio che ospitava la sede del suo partito è stato requisito. I due partiti hanno affermato che il governo al-Maliki sta violando la legge e la costituzione e non accettano di essere trattati come terroristi.

Nelle scorse settimane, al-Maliki ha infatti più volte agitato lo spauracchio dei terroristi pronti a strumentalizzare le proteste di piazza per indebolire il governo. Argomentazioni difficili da verificare e simili a quelle che tutti i regimi arabi autoritari utilizzano per negare il dissenso (e ottenere sostegno internazionale dai paesi occidentali).

Una situazione imbarazzante, se si pensa che tutto questo nasce da una guerra che, tra i suoi obiettivi ufficiali, aveva quello di portare la democrazia in Iraq.

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