Ore 12 - La riforma della giustizia o ... dell'ingiustizia

altroDa Berlusconi, il Consiglio dei ministri di giovedì prossimo sulla riforma della giustizia viene definito “epocale”. E per quel che è dato sapere, stavolta il premier ha ragione.

La riforma dovrebbe sancire lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura (una sezione per la magistratura giudicante e una per quella inquirente, con una sezione disciplinare a parte per i pm) e cambiare la proporzione di membri togati rispetti ai laici (eletti dal Parlamento, dovrebbero aumentare).

Ma non è tutto: non si esclude la responsabilità civile dei magistrati direttamente in Costituzione, e si parla di restringimenti dei poteri degli stessi pm, sia per quanto riguarda la fase delle indagini (a favore di una maggiore autonomia della polizia giudiziaria), che nella fase processuale (a favore degli avvocati).

Il governo potrebbe poi decidere di agire sull'azione penale obbligatoria, non abolendola, ma escogitando dei modi per conferire alla politica una sorta di indirizzo sulle principali reati da perseguire. C'è poi il “contorno”, dalle intercettazioni alla prescrizione accorciata fino al processo breve, che però forse troveranno spazio in specifici capitolati.

C’è grande tensione, sia nei palazzi della politica, che tra i magistrati, pronti addirittura a uno sciopero generale. La riforma, comunque, per l'approvazione definitiva avrà bisogno di un iter lungo.

Trattandosi di legge che modifica la Costituzione, la procedura prevista è quella "rafforzata": doppio passaggio in Parlamento e nel caso manchi la maggioranza dei due terzi a sostenerla, possibilità per l'opposizione di promuovere un referendum confermativo, per la cui validità non è previsto alcun quorum di votanti.

Berlusconi, lo dice e lo ripete, non cederà di un millimetro. Bossi lo appoggia e tutto il Pdl fa quadrato.

Fabrizio Cicchitto ci va giù duro: "La riforma della Giustizia non è ancora arrivata in porto perché in questi anni all'interno della maggioranza prima l'Udc e poi Fini hanno bloccato elementi importanti", ma "con l'uscita di Fini dal Pdl, e la maggiore omogeneizzazione delle forze che sostengono il governo, può essere la volta buona". Secondo Cicchitto "i tempi sono maturi perché il dato vero è che, dal 1991 in Italia, siamo in una fase nella quale con caratteristiche diverse, la giustizia è stata utilizzata a fini politici. Nel 1992 la magistratura si è rivolta principalmente contro cinque formazioni politiche salvaguardando la sopravvivenza dell'ex Partito Comunista. Dal '94 in poi la stessa operazione e' stata fatta con Silvio Berlusconi. Il retroterra culturale della richiesta di riforma è dunque politico".

Questa è l’aria che tira. L’opposizione annuncia le barricate, anche se Casini è cauto. La giustizia italiana è malata e va riformata. Ma non si può confondere la riforma organica della giustizia con provvedimenti 'ad personam' esclusivamente a favore del Cavaliere. Tutto qui.

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