Ruby-gate Berlusconi dalla piazza alla calma piatta: sull'economia della nostra attenzione

nuovomanifdimenticatiUn mese fa: il 5 febbraio partiva l'onda delle manifestazioni con il pomeriggio di Libertà e Giustizia al PalaSharp. Si respirava un'aria frizzante: sia quel weekend che il weekend successivo ci furono molti appuntamenti per manifestare il proprio dissenso - e anche il proprio assenso, volendo.

Il giorno dopo, 6 febbraio, in tanti andarono ad Arcore, capitale del berlusconismo. In settimana, mercoledì, un centinaio di supporter PdL manifestarono davanti al tribunale di Milano. Il weekend successivo, sabato 12 Ferrara riempì il Dal Verme, mentre il Popolo Viola scese con pentole e coperchi nelle strade e nelle piazze d'Italia.

Il giorno dopo ancora, domenica 13, ci fu la manifestazione più affollata, con l'incredibile successo di "Se non ora quando?", cui parteciparono circa un milione di persone in tutto il Paese. Come nel miglior editoriale di Curzio Maltese, il berlusconismo scricchiolava: era pronto a cadere, traballava, "era al tramonto". See... e poi?

E poi l'aria frizzante è svanita. L'agenda ha messo in cima altre priorità: sono passate appena tre settimane, ma sembra tutto così lontano, così sfocato. Come dei bambini viziati a cui si regala un giocattolo nuovo, quello vecchio è stato dimenticato, messo in un angolo.

Cosa c'è stato dopo che ci ha "distratto"? C'è stata sicuramente la crisi libica, che giustamente ha dominato l'agenda setting dei media mainstream e non solo. C'è stata poi una tragedia enorme che l'Italia ricorderà per me in maniera non tanto dissimile da quella di Alfredino Rampi, il ritrovamento di Yara Gambirasio.

Notizie enormi, diversissime, ma in grado comunque di catalizzare - giustamente - la nostra attenzione, in un caso più che nell'altro anche il nostro cuore. E il resto - consciamente o meno - passa in secondo piano sia per i palinsesti, sia nell'impaginazione dei quotidiani, sia nella lista delle priorità della nostra attenzione.

Naturalmente ci sono state notizie relative agli scandali che hanno coinvolto il Premier in queste settimane: per dirne una, tante altre rivelazioni sulle "olgettine", Berlusconi ha precisato che si presenterà al processo, per dirne un'altra, ci sono stati tanti piccoli e grandi fatti. Ma sono passati in secondo piano e la bolla, si è sgonfiata.

Era come se il carattere in cui erano scritte quelle notizie, fosse più piccolo e nessuno ci facesse più caso. Il mese precedente, quello che aveva portato alle manifestazioni, era stato un crescendo, un'onda alta che si era formata su una calma piatta, senza notizie particolarmente rilevanti.

L'attenzione dell'opinione pubblica era montata sulle ali dell'indignazione, sconvolta dal "nuovo", da qualcosa di nuovo che non immaginava e di cui leggeva - o ascoltava in radio o tv - per la prima volta. Poi pian piano, come per tutto in questo Paese, mi sembra ci sia un po' abituati.

Ci si è abituati e ci si è dimenticati, impossibilitati a mantenere quella (alta) tensione civile per più di qualche settimana. Nulla di strano: siamo una nazione abituata a dimenticare in fretta, che del trauma rimosso ha fatto un modus vivendi almeno dagli anni di piombo, se non da prima ancora.

I conti non si fanno mai, si rimandano sempre: meglio dimenticare. Un po' è la nostra tendenza alla perdita di memoria, un po' è una questione di economia dell'attenzione: ci si interessa molto a un fatto - lo scandalo Ruby-gate e Berlusconi, la concussione, la prostituzione minorile - per un quindici giorni, poi l'attenzione cade.

Perché? Perché il grosso che c'era da leggere e da dire lo si era già letto, perché anche con fatti di cronaca politico-giudiziaria piccanti, tutto sommato semplici da capire, le puntate si sommano come in un feuilleton, e diventa difficile seguirle, tutto si complica e sa di già sentito. Un po' perché ci appassioniamo ad altro.

E questo "altro" può avere i contorni della crisi libica - della quale paradossalmente abbiamo poche immagini, poche foto, poco materiale - oppure lo strazio di una bambina ritrovata morta in un campo, una tragedia immane che ci ha fatto commuovere e pensare ad altro, come naturale che sia in casi del genere.

Non sono sicuro di questa mia sensazione, ma la mia impressione è che la tensione sia calata, che ci si sia in parte abituati, e in parte che la nostra testa abbia pensato ad altro, mettendo in cima altre priorità.

Come sempre sono pieno di dubbi sulle mie sensazioni, per questo chiedo anche a voi cosa ne pensiate.

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