Riforma della giustizia: via libera di Napolitano, per ora...


La salita al Colle del Guardasigilli Alfano si è rivelata molto meno cruenta del previsto, risolvendosi in un colloquio di due ore con il segretario generale Donato Marra; due ore durante le quali il ministro ha illustrato i caratteri della riforma, ottenendo il sostanziale via libera del Quirinale alla presentazione in Consiglio dei Ministri.

Scontati gli appelli di Napolitano a una più ampia convergenza (tanto sono parole al vento) e all'evitare il condizionamento dalle contingenze berlusconiane (idem). Ormai per questo è troppo tardi, e sappiamo bene che finché il Cavaliere ci sarà, ogni tentativo di dialogo sarà impossibile, e non solo per colpa sua.

Scontato anche il via libera stesso, dato che il Presidente della Repubblica non può bloccare preventivamente un progetto di legge - non è il suo ruolo - ma può solo effettuare rilievi di tipo costituzionali o suggerire indirizzi (che Alfano ha dichiarato "recepiti").

Ma siamo solo agli inizi. Quando si arriverà al dunque gli atteggiamenti cambieranno, e c'è da attendersi la massima opposizione possibile non solo da parte della casta dei magistrati - da sempre refrattaria a qualunque cambiamento - ma anche delle forse istituzionali, primo fra tutti il Presidente stesso.

E anche se ciò non dovesse avvenire, sulla riforma che Berlusconi ha definito "epocale" pende il giudizio del referendum. Non è un caso se ogni tentativo di cambiare la giustizia italiana è sempre caduto nel vuoto, e i quattro processi aperti a carico di Berlusconi certo non semplificano le cose.

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