Ore 12 - Massimo Cacciari accusa i "cittadini rompiballe". L'ex sindaco ha ragione. Anzi ha ... torto

altroAvrà certamente ragione Massimo Cacciari quando dice che:”La gente è in perenne disagio, è stanca, esausta, isterica, nervosa e perciò non riesce più a distinguere ciò che nella vita di una città è una sciocchezza e ciò che invece è importante”.

Ma l’ex sindaco di Venezia e barbuto filosofo sinistro sui generis pare proprio soffrire degli stessi mali quando affronta con l’accetta il rapporto sindaci-amministrati: “I cittadini sono dei rompiballe, un esercito di infanti incapaci di arrangiarsi su qualsiasi faccenda umana e terrena”.

Non che Cacciari abbia tutti i torti, ma di chi è la colpa? I cittadini sono certamente (quasi) tutti menefreghisti e nessuno si dà da fare di fronte a qualsiasi emergenza (chi spala più la neve davanti casa o davanti al proprio negozio?) aspettando sempre la manna dal cielo. Ma la politica?

La politica non sa fare altro che lisciare il pelo al “popolo” che chiede, si lamenta, incolpa sempre gli altri, il governo, la società e così via. E i politici acconsentono, dal centro alla periferia, lo fanno per buonismo e per calcolo elettorale.

Quindi bravo all’ex sindaco Cacciari che ha il coraggio di criticare a muso duro i cittadini “piagnoni”, “l’invasione della società civile che ogni giorno invade l’ufficio del sindaco perché ha la prostituta nel viale, o il casino nel bar sotto casa o il mendicante o la strada dissestata”.

Ma una domanda s’impone: Caro Cacciari, perché i cittadini votano un sindaco? Per discutere di filosofia e della fame nel mondo? I grandi sindaci, Giuseppe Dozza a Bologna e Giorgio La Pira a Firenze, riuscivano ad elevare il dialogo con i cittadini affrontando temi quali la pace, i servizi sociali, la cultura, l’urbanistica, la democrazia ecc, non isolandoli dai problemi terra terra che la gente comune aveva e deve affrontare ogni giorno.

Dove c’era un problema, là c’era davanti a tutti il sindaco. Non a tagliare nastri o rilasciare interviste, ma ad aiutare coi fatti e spronare con l’esempio i cittadini. Così operavano i sindaci di grandi città e piccoli paesi cresciuti alla scuola del PCI, della DC e di altri partiti della prima repubblica.

Il cittadino sarà anche “infantile” come dice Cacciari, ma è solo davanti ai piccoli e grandi problemi e per questo bussa alla porta del municipio. Il sindaco deve guardare in alto per offrire il senso di marcia alla comunità, orientarla su grandi progetti, ma deve anche guardare in basso per affrontare le piccole rogne quotidiane, che però sono grandi per il singolo.

Allora? Allora il sindaco Cacciari non doveva farsi invadere l’ufficio dai veneziani rompiballe, ma doveva far funzionare la macchina comunale, pagata (male) per ricevere, ascoltare, affrontare le beghe di ognuno.

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