Sisma Giappone: in Italia è "terremoto" fra SI e NO al nucleare

Il catastrofico terremoto che ha causato molte vittime e messo in ginocchio il Giappone, il paese più attrezzato sul piano antisismico e terza potenza economica del pianeta, colpisce l’economia globale (già in grave difficoltà per la crisi generale e per le rivoluzioni del mondo arabo) e pone nuove domande alla politica.

Qui ci limitiamo al nodo dell’energia nucleare, di grande attualità anche per l’Italia dopo le scelte del governo Berlusconi di costruire centrali nucleari.

Dopo l’urto rovinoso del sisma le autorità del Sol Levante hanno proclamato lo stato di allarme e chiuso 11 centrali atomiche. Si esclude un altro effetto Chernobyl, (lo dice anche il CNR), ma almeno in una centrale giapponese si registra un forte aumento di radiazioni e circa 10.000 cittadini sono stati evacuati.

E' dovuta intervenire la US Air Force dalle basi militari americane per rifornirle d'urgenza con il "liquido refrigerante", dopo che i sistemi di raffreddamento del reattore atomico di Fukushima si erano guastati.

"Emergenza nucleare", ha proclamato il governo, e un altro allarme si è aggiunto al sisma, nonostante i decenni di esercitazioni per garantire che le centrali atomiche giapponesi erano a prova di terremoto. Sembra la visione di un film, ma è, purtroppo, tutto maledettamente vero e in certe situazioni non è facile dominare il panico.

In Italia, comprensibilmente, non sono mancate immediate reazioni, soprattutto sul fronte contrario alle scelte del nucleare. Greenpeace ha espresso la sua "preoccupazione per i danni che il terremoto e lo tsunami possono aver provocato agli impianti nucleari, nonché alle altre industrie pericolose come le raffinerie di petrolio e di prodotti chimici" augurandosi che “le indagini sugli impianti e sui rischi all’ambiente vengano condotte in modo indipendente e comminiate al pubblico.

Alfiero Grandi presidente del comitato “SI alle energie rinnovabili NO al nucleare” dice: “E’ la conferma che le centrali nucleari sono pericolose. Il governo italiano farebbe bene a ripensarci e a bloccare l’avventura in cui vorrebbe precipitare l’Italia, esposta a terremoti e ad altri rischi idrogeologici”.

Preoccupazione anche di Legambiente: “Anche il rilascio di piccoli contaminanti mette a repentaglio la salute umana”. Di altro avviso Paolo Clemente dell’Enea: “Non è il terremoto il motivo per dire no al nucleare: oggi siamo in grado di costruire impianti nucleari ed edifici che resistono a terremoti così violenti”.

Il dibattito è aperto. E in Italia sarà come un terremoto. Finirà, come sempre, in una bolla di sapone o a tarallucci e vino?

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