Ore 12 - Giappone nella morsa terremoto-tsunami-nucleare. E l'Italietta osserva il proprio ombelico

altroForse ha ragione il “rottamatore” Matteo Renzi sindaco di Firenze nel voler “deideologizzare" il terremoto giapponese in relazione alla questione del nucleare.

Però non uno qualsiasi, ma Carlo Rubbia, ha detto sic et simpliciter che: “Non esiste un nucleare sicuro. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali”.

Dichiarazioni inquietanti, se non altro sull’onda della tragedia che ha colpito il Giappone e delle ultime notizie dell’esplosione alla centrale di Fukushima dove è danneggiato il reattore numero 3 dell’impianto con rilascio di radioattività le cui conseguenze che, per ora, nessuno è un grado di prevedere.

Insomma, il mondo è con il fiato sospeso e s’interroga sui benefici e sui rischi del nucleare. Solo le reazioni del nostro Governo sembrano per nulla scalfire le scelte per reintrodurre in Italia il nucleare, decisione presa in Parlamento, è bene ricordarlo, attraverso il ricorso al voto di fiducia.

Il governo italiano dovrebbe decidere di sospendere il progetto nucleare, o almeno di bloccarne l’attuazione fino all’effettuazione del prossimo referendum che punta a cancellare la legge 99/2009, aspettando il responso degli elettori. Ma, come si sa, il buon senso conta meno della logica politica.

La scelta nucleare del governo è stata fatta sostanzialmente su pressione della lobby affaristica italiana ed internazionale che punta sul grande affare nucleare, in spregio all’esito dei referendum del 1987, che con percentuali fino all’80% si pronunciarono per l’uscita dal nucleare. Proprio la tragedia di queste ore del Giappone, deve imporre un ripensamento anche in Italia. Perché?

Al di là dei rischi legati anche alla non risolta questione dello smaltimento delle scorie radioattive (questione numero uno), il nucleare costa troppo. L’Enel ha cercato di dimostrare che il nucleare conviene, ma per farlo ha raccontato balle sui veri costi di costruzione delle nuove centrali. Nel 2009 Enel sosteneva che una nuova centrale Epr sarebbe costata 3 miliardi di euro.

Di fronte all’esplosione dei costi dei prototipi finlandese e francese ha dovuto alzare a 4 miliardi. In realtà il costo reale è ormai 8 miliardi di euro a centrale. Con questi costi non esiste la possibilità di produrre energia elettrica a prezzi inferiori alle fonti attuali, anzi saranno maggiori.

Dubbi anche su una nostra presunta “autonomia” per l’’approvvigionamento energetico. Anche con il nucleare il nostro Paese dovrebbe comunque importare tecnologie e il combustibile che, come il petrolio, è disponibile solo per pochi altri decenni. La verità è una sola legata al “business is business”.

La soluzione dei problemi energetici sta nel risparmio energetico, nelle fonti alternative e rinnovabili, in un nuovo modello di vita e dei consumi. Non per tornare all’epoca del carro tirato dai buoi, ma per avere un futuro che non sia quello del film “The day after”.

Ora, c’è chi dice che dopo il disastro nucleare giapponese non ha più alcun senso che questa maggioranza continui “furbescamente” a puntare i piedi contro l’ election-day: il quorum sui referendum sarà comunque assicurato. Illusi?

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