Unità d'Italia: altro che retorica! Napolitano vola alto e ferma la "barbarie"

altroLa “retorica” è come il colesterolo: c’è quello buono che serve per vivere e c’è quello cattivo che porta all’infarto.

C’era la retorica goffa di Mussoliniana memoria, quella bolsa togliattiana, quella ecclesiale democristiana e via dicendo. Com’è stata la giornata di ieri del 150°?

Se la sintesi è data dal discorso di Giorgio Napolitano, il 17 marzo è stata la migliore giornata della disgraziata seconda Repubblica, un raggio di luce nel buio della politica del nulla, una boccata d’ossigeno per questa Italia malata. Poco? Molto?

Finalmente un atto del palazzo che non ci fa vergognare di essere italiani, un discorso che ridà rispetto alla nazione e allo stato, che ferma per un momento gli sghignazzi di tutto il mondo nei confronti di chi ci governa.

La forte preoccupazione e la misurata speranza del discorso alla Camera del capo dello Stato sono l’espressione di uno statista, distanti anni luce dall’irresponsabile impostazione barzellettiera del premier o dai farneticanti bla bla eversivi di Umberto Bossi. Altro che retorica!

Napolitano ha messo i paletti: o di qua o di là dalla Costituzione e dall’Italia. C’è ancora in questo Paese una bandiera cui aggrappare la dignità di italiani, calpestata da troppi anni di malapolitica.

Il Bunga bunga, i Lele Mora, le puttane e le cricche di ogni risma sono a un passo dal Colle. Ma grazie a Napolitano, la retorica “buona” potrà rigalvanizzare la coscienza degli italiani e, quanto prima, fermare la nuova “barbarie”.

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