Dopo Fukushima, nucleare italiano in bilico: facciamo il punto

centrali nucleari in italia

Il terremoto in Giappone, lo tsunami, poi l'emergenza nucleare. Una disastro, una calamità senza precedenti e dal bilancio ancora impreciso - 20mila tra morti e dispersi, ma cresceranno - che ha portato a un ripensamento globale delle strategie nucleari. Anche in Italia, come avrete notato.

Un paio di giorni fa vi ho visto molto appassionati alla discussione sul tema, un tema nel quale è complicato usare la testa, ed è molto più semplice - anche legittimo, in momenti del genere - usare il cuore. Ma forse ci stiamo agitando per niente. Perché tutte le chiacchiere di due-tre anni fa, stanno venendo spazzate via.

Vi ricordate? Quando Scajola era ancora in sella, l'Italia sembrava le avesse già pronte le centrali, sembrava che ci fosse solo da inaugurarle. Non era una vita fa, erano un paio d'anni fa, anche meno, c'era anche una ipotetica lista dei siti: Montalto di Castro, Trino Vercellese, Caorso, Porto Tolle, Termoli, Chioggia, Monfalcone, Borgo Sabotino, Garigliano, Oristano, Palma. E adesso?

Metilparaben ieri segnalava un riuscito pezzo di Alessandro Capriccioli su l'Espresso, in cui è abbastanza evidente come nessuno, nessuno dei governatori italiani voglia una centrale nucleare sul proprio territorio. Quelli nel pezzo sono del PdL, ma non credo le risposte sarebbero state molto diverse se avessero riportato dichiarazioni di governatori di centro sinistra.

Il motivo è molto semplice, i voti: dici sì a una centrale? Le elezioni dopo le perdi, sicuro come l'oro. In questo pezzo de La Stampa invece si apre qualche retroscena. Sul dietrofront del governo in questi giorni, dettato da mere motivazioni di marketing elettorale.

Le preoccupazioni del governo non sono legate solo a questioni di sicurezza. Ne parla il ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo in un dialogo che sarebbe dovuto rimanere riservato con il portavoce del premier Paolo Bonaiuti e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti: «E' finita - avverte - non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate. Bisogna uscirne ma in maniera soft. Ora non dobbiamo fare nulla, si decide tra un mese». (...) E, quindi, la linea della maggioranza, fino ad allora compatta, ha mostrato le prime crepe due giorni fa quando il sottosegretario allo sviluppo economico, Stefano Saglia, ha posto come condizione per la costruzione di nuove centrali il consenso delle regioni, un consenso che le regioni già all’inizio della settimana avevano chiarito che non sarebbe arrivato.

Il consenso delle regioni: come visto sopra, nessun governatore PdL, almeno a parole si dichiara a favore. Suppongo anche quelli di centrosinistra: Vendola spiegava che per costruirla in Puglia una centrale avrebbero dovuto andarci coi carri armati. Nel mezzo, il referendum abrogativo di giugno.

Quindi si risolve tutto in un immane "come non detto, scherzavamo"?

Foto | Flickr

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