Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Medio Oriente: violente rivolte anche in Siria. Mentre i riflettori di tutto il mondo sono puntati sulla guerra in Libia, il Medio Oriente continua a essere scosso dalle rivolte. E se i bombardamenti dell’operazione Odissey Dawn ottengono le prime pagine dei giornali, passa in secondo piano la notizia che anche la Siria rischia di essere travolta dalle proteste che hanno fatto vacillare altri regimi arabi.

Al Jazeera riferisce che una folla di manifestanti ha appiccato il fuoco al tribunale e ad altri edifici governativi nella città meridionale di Daraa. E’ accaduto ieri, quando migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro il regime del partito Baath, che da 48 anni impone al paese una legge di emergenza che limita i diritti civili.

Le proteste di domenica sono state alimentate dalla morte di cinque civili uccisi dalle forze di sicurezza nel corso di analoghe manifestazioni la scorsa settimana. Oltre al tribunale, i manifestanti si sono scagliati contro quelli che ritengono i simboli dell’oppressione e della corruzione del regime: il quartier generale locale del partito Baath e gli uffici della Syriatel, la compagnia telefonica di proprietà di Rami Makhlouf, cugino del presidente Bashar Al Assad.

Le proteste in Siria rappresentano un elemento di novità forte, che potrebbe ridisegnare gli assetti della regione. Il regime di Bashar al Assad è una delle spine nel fianco di Israele e delle diplomazie occidentali in Medio Oriente.

Sono noti il suo sostegno al movimento sciita libanese Hezbollah e le sue ingerenze nella politica interna del Libano. Per non parlare dell’asse che lo lega all’Iran degli Ayatollah.

Lo scorso mese aveva causato sconcerto la notizia di due navi da guerra iraniane pronte a risalire il Canale di Suez per partecipare a una serie di esercitazioni congiunte con la marina militare di Damasco al largo delle coste siriane. Le due fregate avevano poi fatto marcia indietro, ma la sola eventualità di navi iraniane nelle vicinanze di Israele aveva scatenato un vero e proprio caso diplomatico.

Un cambio di regime in Siria potrebbe quindi contribuire a stabilizzare la regione. Sempre che la repressione delle proteste non diventi violenta come in Libia e non scateni nuovi interventi militari. In quel caso, considerata la vicinanza con Israele e con un Libano già incandescente, la situazione potrebbe diventare esplosiva.

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