Ore 12 - Non è guerra ma ... è guerra

altroE’ vero, siamo passati dal baciamano all’elmetto, dal prostrarsi di fronte a un efferato dittatore a puntargli addosso i missili dei nostri Tornado. E allora?

Male face il "guascone" Berlusconi a baciare l’anello insanguinato del rais libico, ma bene fa oggi l’Italia, dopo i tentennamenti del governo, a essere parte attiva in questa drammatica vicenda, insieme a Francia, Gran Bretagna, Usa ecc. Sul piano degli scenari internazionali, quelli veri, conta poco ricordare i voltafaccia del nostro Premier, non conta niente provare imbarazzo nel vedere l’ex fascista La Russa “giocare” alla guerra. Già, la guerra.

Comprensibile, ma imbarazzante, la dichiarazione del presidente Napolitano: “L’Italia non è in guerra”. Oggi per fare la guerra non servono dichiarazioni formali: il cupo tuono delle bombe e il sibilo sinistro dei missili, lo strazio dei feriti e l’elenco dei morti sono molto più eloquenti ed esplicativi di qualsiasi appello.

Nessuno vuole la guerra. Ma siamo in guerra e a questa nuova realtà il Paese è meglio che si adegui prima possibile e il governo superi divisioni, contraddizioni, ritardi di ogni tipo. Di solito le guerre non durano mai poche ore, e anche questa in Libia, non farà eccezioni.

A una domanda, su tutte, va data risposta: perché? Non possono sfuggire i motivi di interesse di Francia, Inghilterra ecc. per il petrolio e il gas della Libia. Ma nessuno poteva fingere di non vedere il massacro di un popolo e di non udire le grida di chi invocava il nostro aiuto.

Gli “insorti”, come scrive Feltri, sono peggiori del rais e quindi non vale la pena di aiutarli? Lasciamo a Feltri e/o a Bossi la libertà di ragionamenti che, oltre alla presunzione, scontano il limite di rapportare sempre tutto e tutti sul metro delle vicende politiche di casa nostra. Vicende, per lo più patetiche e prive di dignità. Questa Italia malridotta deve giocarsi bene l’ultimo granello di credibilità.

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