Guerra di Libia: il trattato di amicizia e il patto di non belligeranza

La nuova Guerra di Libia, in cui forse siamo coinvolti e forse no, continua nell'indeterminatezza di cause, obiettivi, ragioni e torti, verità e bugie colossali. Quello che avviene a sud di Lampedusa è singolare sotto molti aspetti. Uno di questi riguarda il rapporto tra l'Italia e la Libia.

Solo pochi mesi fa il colonnello Gheddafi è stato ricevuto a Roma con tutti gli onori: un grande statista africano che ha potuto piantare le sue tende a Roma e tenere una conferenza sul Corano a centinaia di piacenti accompagnatrici appositamente pagate. Per festeggiare il trattato di amicizia con la Libia l'Italia ha pure inviato sui cieli di Tripoli le sue Frecce Tricolori.

A proposito di quel trattato di amicizia, che all'Italia è costato circa 5 miliardi Marco Travaglio ci ricorda oggi sul Fatto, che una delle clausole recita: "L'Italia non userà né permetterà l'uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia". Nell'aprile del 2009, quando in Parlamento Pdl, Lega e Pd votarono questa porcata, l'Italia si è dunque impegnata a difendere la Libia, anche a costo di ostacolare la Nato non concedendo le proprie basi.

Oggi invece tutto è cambiato. Viene da chiedersi come mai nell'aprile del 2009 Gheddafi (al potere da 40 anni senza alcun mandato popolare) fosse un alleato da difendere mentre oggi si è trasformato in un dittatore assetato di sangue, da abbattere con le armi. Voi lo avete capito?

Foto | Flickr

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