Rassegna stampa estera: l'Italia nel suo 150° anniversario


Non capita tutti i giorni che un paese europeo festeggi 150 anni di vita, e i media europei non hanno perso l'occasione per fornire il loro punto di vista sulla situazione dell'Italia di oggi.

Timothy Garton Ash, sul Guardian, ha elencato "otto cose che l’Italia ci dice dell’Europa". Alcune di queste riguardano da vicino il nostro premier, Silvio Berlusconi:

3. La maggior parte degli europei, e molti fuori dall’Europa, probabilmente sanno più più cose di Berlusconi rispetto ad ogni altro politico europeo. Questi è quanto di più vicino ci sia a un personaggio politico pan-europeo. Purtroppo ciò che si sa di lui è soprattutto lascivo e increscioso – per non dire di peggio. E così, invece di un’appropriata opera politica europea – come parte di un efficiente sfera pubblica europea – ci ritroviamo questa operetta pacchiana.

4. La portata di ciò che sta veramente succedendo all’interno dei Paesi dell’Unione Europea è molto più ampia e meno allettante delle belle storielle che ci raccontiamo e che raccontiamo al resto del mondo. Il berlusconismo non è il fascismo, e tuttavia è qualcosa di molto distante dal modello ideale di un’efficiente democrazia social-liberale, quella che gli europei rivendicano metodicamente come specifica dell’Europa. L’Italia non ne è l’unico esempio. L’Ungheria di Viktor Orbán – per prendere a esempio un’altra antica potenza europea citata da Pio II – la segue da vicino. Se dovessimo accorpare in un unico paese immaginario tutti gli aspetti peggiori dei ventisette stati membri dell’Unione europea ne uscirebbe un posticino alquanto sgradevole.

5. I paesi europei devono dare il meglio di sé e dimostrare di essere democratici, liberali e rispettosi della legge per circa un anno o due, prima di poter entrare a tutti gli effetti nell’Unione Europea. Una volta entrati, però, se ammazzano qualcuno possono anche passarla liscia. (Uso questa frase nell’accezione colloquiale inglese, e non in modo letterale). Se l’Italia di Berlusconi dovesse presentare oggi domanda di ingresso nell’Unione, probabilmente non sarebbe ammessa.

6. Non si deve mai identificare un paese con il suo governo. Tutti i paesi europei hanno le loro specificità, e l’Italia è più multiforme degli altri. Vi sono molti aspetti moderni, efficienti, civili e ammirevoli in questa nazione – i cui meriti vanno anche ai sostenitori di Berlusconi. Lo stesso paese che ci ha dato il Cavaliere ci offre anche il più credibile tra i candidati al posto di governatore della Banca centrale europea: Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia.

Secondo lo spagnolo El Pais, invece, si tratta di un "compleanno malinconico":

L’Italia arriva ai 150 anni della sua unificazione convinta di aver ben poco da festeggiare. La crisi politica e istituzionale che attraversa il Paese con il Governo di Silvio Berlusconi trasforma ogni commemorazione in un gesto meramente rituale, più consono a scatenare la malinconia degli Italiani per la situazione in cui si trovano le istituzioni che a valorizzare i successi di quella che, nonostante tutto, continua a essere una nazione di spicco. Ha dovuto prenderne atto lo stesso Berlusconi, che ha lasciato passare l’anniversario senza le grandi esibizioni di orgoglio nazionale delle quali ha fatto sfoggio in altre occasioni. C’è, inoltre, una ragione immediata che spiegherebbe il profilo basso adottato dal Cavaliere: il suo principale alleato di Governo, la Lega Nord, ha adottato come principali punti programmatici la strumentalizzazione delle differenze regionali e la critica al peso politico di Roma rispetto al resto dell’Italia. Per la società civile l’anniversario è un momento come un altro per riflettere sulla situazione di un Paese del quale si è sempre detto che poteva funzionare, e di fatto funzionava, nonostante la sua cronica instabilità politica. (..) Questo degrado politico e istituzionale non è solo un problema interno italiano; è, oltretutto, una pesante zavorra per il malconcio progetto dell’Europa Unita. Il Governo di Berlusconi ha dato diritto di cittadinanza, all’interno dei Ventisette, ad alcune misure che finora facevano parte dell’inaccettabile arsenale delle forze populiste e xenofobe, come i censimenti volti solo ad alcune comunità e gruppi etnici.

In Germania la Zeit online si è chiesta "che cosa tiene ancora unita l'Italia":

In occasione del dibattito sui festeggiamenti del 150° appare molto evidente, come la classe politica sfrutti la storia del proprio paese, incurante delle verità storiche, come un supermercato self-service utile per la propaganda elettorale. L’interpretazione che viene data agli avvenimenti del marzo 1861 oscilla tra il rifiuto sarcastico e l’entusiasmo patriottico. Dunque, proprio in occasione del suo anniversario, viene alla luce una crisi d’identità dell’Italia, che ad oggi, dopo un secolo e mezzo, non appare ancora risolta. Dietro a tutto questo c’è un inquietante questione: cosa tiene oggi unita l’Italia? A parte la disposizione che tutti i liceali, da Bolzano a Palermo, debbano leggere I Promessi Sposi di Manzoni? Sicuramente non esiste più una visione comune delle cose e una volontà politica ferrea che portarono i rivoluzionari Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini da un lato e il geniale diplomatico Camillo Benso Conte di Cavour dall’altro, a creare la nazione italiana. La visione repubblicana dello stato è soppiantata dal quotidiano reality show di una democrazia che in Italia è ridotta a intrattenimento circense. (..) Il berlusconismo ha sostituito il concetto di “cittadino” con quello di “italiano”. Con l’appropriazione della parola “italiano” la concezione della parola è stata svuotata di senso, cosa sia italiano e cosa non lo sia oggi sembrano deciderlo i populisti di destra che sono al governo, coltivando così un patriotismo becero, in cui sopravvive una sospetta nostalgia del fascismo. La conseguenza della rivoluzione culturale dei berlusconiani è che il patriotismo costituzionale liberale stesso viene bollato come di ispirazione comunista e quindi sovversivo. Contemporaneamente si mettono sullo stesso piano i combattenti della Repubblica di Salò prima della caduta del Terzo Reich e i partigiani della Resistenza, e la festa nazionale del 25 aprile come festa della liberazione dal dominio nazi-fascista viene oggi più che mai messa in discussione. In questo contesto di cambiamenti di valori e contraffazioni storiche è da ricercarsi anche un ulteriore motivo della incredibile rigidità e della imbarazzante insicurezza, con cui l’Italia si avvia a celebrare l’anniversario.

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