Lactalis scala Parmalat: ma è giusto difendere l'italianità a oltranza?


Oggi ci occupiamo di una vecchia diatriba economica, approfittando della notizia della scalata del gruppo francese Lactalis (quello che già si è "mangiato" marchi nazionali celebri come la Galbani) al gruppo Parmalat.

Lactalis ha infatti raggiunto un accordo per l'acquisizione di un ulteriore 15% delle azioni dell'ex-gruppo di Calisto Tanzi, raggiungendo così il 29%. Da notare che al 30% per legge bisogna lanciare un'Opa (offerta pubblica di acquisto) obbligatoria, dunque la cifra raggiunta è evidentemente quella della soglia strategica.

Ovviamente come sempre accade in questi casi, non sono mancati gli strepiti dei difensori dell'italianità dei marchi a ogni costo. E allora ci e vi domandiamo, fino a che punto è giusto difendere questo presunto valore, ed è ancora attuale in un mondo globalizzato in cui le società interamente "nazionali" sono ormai in netta minoranza?

Il caso che viene subito alla mente è quello della Fiat, la cui italianità da decenni pare essere ragione di vita di tutti i governi che si sono succeduti. Ma siamo davvero sicuri che l'ingresso in forze di capitali esteri non sia la soluzione migliore quando esiste una crisi industriale, anche per difendere i posti di lavoro in gioco?

Alla fine penso che ogni lavoratore preferisca una busta paga sicura a fine mese, anche se viene da una multinazionale indostana, che un'azienda italiana perennemente a rischio chiusura. Possibilissimo che mi sbagli però, dunque sul controverso argomento giriamo la palla ai nostri lettori.

  • shares
  • Mail
10 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO