Caos Lampedusa: le responsabilità del governo e i 50mila migranti in arrivo


Uno dei temi più caldi dell'agenda interna di governo di questi giorni - oltre all'atteggiamento confuso nei confronti della guerra in Libia - è la questione di Lampedusa, ovvero come evitare che si ripetano situazioni come quella attuale, dove il numero dei migranti ha superato quello dei cittadini.

Primo punto: quello che è successo è evidente responsabilità del governo, che da settimane sa di questa emergenza e di quello che sarebbe accaduto e non ha fatto niente. Risultato: caos, livelli di tensione alle stelle e migranti che in queste notti dormono all'aperto, sotto la pioggia, in condizioni igieniche inaccettabili, in barba ai più elementari diritti umani.

La responsabilità di non aver fatto nulla è così palese che viene il forte dubbio si tratti di una vera e propria strategia di governo: facciamo scoppiare un caso Lampedusa, in modo che le nostre lamentele in Europa abbiano una cassa di risonanza maggiore. O veramente vogliamo pensare che un governo non sia capace in un mese di mettere in piedi un'accoglienza per 6000 persone? Parliamo di cifre ancora irrisorie per qualunque organizzazione.

Immagine|Flickr

Oggi Maroni parla di 50000 profughi in arrivo e di un accordo con le regioni per distribuirli. Sarebbe curioso capire perché si sia mosso con questo titanico ritardo, visto che tra l'altro le immagini di questi giorni di cittadini contro migranti non dispiaceranno alla Lega. Per avere una conferma basta dare un'occhiata ai titoloni de La Padania di questi giorni.

Ha detto il Ministro dell'interno nell'incontro con le regioni:


Tutti i territori devono sentirsi coinvolti si terrà conto del numero di abitanti per regione, nel senso che le regioni più popolose accoglieranno un maggior numero di persone, ma ci saranno dei correttivi: le regioni che hanno già una forte pressione migratoria (Sicilia, Calabria e Puglia) e l’Abruzzo che ha avuto il terremoto, saranno salvaguardate. Il Consiglio dei ministri ha rifinanziato il fondo della protezione civile, per consentire al prefetto Caruso, commissario all'emergenza, di gestire nel migliore dei modi ciò che va fatto.

Nel frattempo oggi alla camera sono state presentate cinque mozioni dai vari gruppi parlamentari per impegnare l'esecutivo ad adottare iniziative conseguenti alla crisi libica. Pd, Italia dei Valori, Futuro e libertà, Udc e Gruppo misto hanno richiesto di sospendere il Trattato di amicizia con la Libia, che peraltro prevedeva un'alleanza strategica in cui l'Italia prometteva di non concedere basi in eventuali futuri attacchi al paese.

Il Pd ha chiesto al governo di gestire la crisi umanitaria e i flussi dei migranti verso l’Italia nel rispetto delle norme internazionali in materia di diritti umani, mentre l'Idv ha puntato i riflettori sul sospendere l’esportazione di armi agli apparati militari libici e congelare i beni libici in Italia. Infine la Lega ha ribadito la necessità di condividere con l'Europa i flussi migratori. Questa l'agenda.

Oggi però il governo dovrà rispondere in Parlamento della gestione portata avanti a Lampedusa, e spiegare magari il perché abbia fatto della disorganizzazione la sua bandiera sin dall'inizio con ricadute vergognose sulla pelle di persone in fuga da guerre e povertà. Non prendano in giro noi e gli abitanti di Lampedusa, non è frutto del caso ma di una precisa volontà politica.

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