Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Yemen, Saleh cede: elezioni prima della fine dell’anno. E’ la promessa del presidente Ali Abdullah Saleh, in risposta alle richieste di riforme democratiche avanzate dalla piazza e dagli oppositori.
In una nota rilasciata ieri dal suo staff, il presidente yemenita (al potere da 32 anni) ha dichiarato di essere disponibile ad attuare una serie di riforme costituzionali e a indire elezioni parlamentari entro la fine del 2011.

Saleh ha motivato la decisione con la necessità di intraprendere “tutte le iniziative possibili” per raggiungere un accordo con le forze di opposizione e, soprattutto, “prevenire ogni futuro bagno di sangue per il popolo yemenita”. E’ presto per parlare di una svolta democratica e della fine delle violente proteste che nelle ultime settimane hanno scosso anche lo Yemen.

Mentre Saleh rilasciava la sua nota, il parlamento prorogava di un mese lo stato di emergenza dichiarato la scorsa settimana per conferire al governo poteri eccezionali in materia di arresto, detenzione e censura.

Del resto, il presidente yemenita ha già dimostrato di saper usare la mano pesante contro gli oppositori: nelle proteste di piazza della scorsa settimana sono morte cinquantadue persone e la situazione politica del paese è estremamente instabile.

La risposta delle forze di opposizione alle promesse di Saleh è stata netta. Mohammed Qahtan, portavoce della coalizione di opposizione JMP, ha dichiarato ieri che “ogni offerta che non comprenda le immediate dimissioni di Saleh è respinta”.

Il presidente yemenita è destinato a fare la fine di Ben Ali e Mubarak? Potrebbe essere, visto che inizia ad essere abbandonato anche da alcuni dei vertici dell’esercito. Ma come intende comportarsi la comunità internazionale, che attualmente è impegnata a sostenere a suon di bombe la democrazia in Libia?

Ieri il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha invocato il dialogo tra le parti politiche e ha auspicato una soluzione pacifica. Prese di posizione più nette non si possono pretendere, dal momento che Saleh si è dimostrato negli anni un valido alleato nella lotta contro Al Qaida e gli Usa sospettano che in Yemen si nasconda Anwar al Awlaki: l’imam che ha ispirato il massacro di Fort Hood del 2009.

Saleh è un alleato prezioso per gli Stati Uniti, anche se controverso. Le sue ambiguità sono emerse in una serie di file divulgati da WikiLeaks nel corso del Cablegate e di cui vi abbiamo parlato su queste pagine. Tuttavia, come recita il vecchio adagio "sarà un figlio di puttana, ma è pur sempre il nostro figlio di puttana".

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