Bondi se ne va, alla cultura arriva Galan


Il cosiddetto rimpastino di governo ha visto il cambio di due posizioni a seguito delle dimissioni di Sandro Bondi da ministro ai Beni Culturali. L'ex-portavoce del Pdl si era salvato dalla mozione di sfiducia votata a seguito del famoso crollo a Pompei, ma nemmeno questo lo ha fatto desistere, seppur qualche settimana dopo.

Il motivo sarebbe il taglio "drammatico" dei fondi al suo dicastero.

«Ho ricevuto la fiducia del Parlamento, è vero. Ho vissuto un periodo duro, caratterizzato dalle polemiche e dalle aggressioni nei miei confronti dopo il crollo di quel manufatto a Pompei, dalla presentazione di una mozione di sfiducia da parte delle opposizioni e dalle conseguenze del drammatico taglio delle risorse. Eppure nemmeno dopo la fiducia sono riuscito ad ottenere i fondi necessari per continuare le riforme che avevo intrapreso. Proprio in questi ultimi giorni poi, dopo l'ulteriore congelamento di fondi da parte del ministero del tesoro, la mia figura pubblica è stata letteralmente sottoposta ad un massacro mediatico»

Gli succede dunque Giancarlo Galan, che come abbiamo anticipato ieri, ha lasciato l'agricoltura al discusso Saverio Romano.

Sarà da vedere se l'ex-Governatore del Veneto riuscirà ad avere un rapporto più sereno con Tremonti di quanto non sia mai stato per il suo predecessore. Non è un mistero infatti che Bondi e il "superministro" all'economia fossero cane e gatto. Ma di fatto ottenere risorse per la cultura di questi tempi per chiunque potrebbe apparire un'impresa titanica.

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