Esteri: il giro del mondo in tremila battute

Libia: la guerra prosegue sotto il comando Nato. Ma per andare dove? Bella domanda, visto che nemmeno i membri della "coalizione dei volenterosi" sembrano saperlo con esattezza. Se, leggendo le notizie sugli sviluppi della guerra in Libia, della missione Odyssey Dawn, della guerra umanitaria o come diavolo vogliate chiamarla, vi assale uno strano senso di confusione, non preoccupatevi. Siete in buona compagnia.

Una missione nata con il proposito dichiarato di proteggere la popolazione libica dalla repressione di Gheddafi si va sempre più delinando come una delle classiche guerre in stile Nato, con tutto l’armamentario propagandistico a base di “bombardamenti chirurgici” e “operazioni umanitarie” .

Il generale Carter F. Ham, numero due del comando Usa nel settore Africa, ha squarciato il velo dell'ipocrisia dichiarando, nel corso di una conferenza stampa, di non poter escludere che ci saranno vittime civili. Ovviamente, ha ribadito che i bombardamenti saranno chirurgici, mirati, eccetera. Ma sarebbe idiota negare l’ovvietà che in un bombardamento anche i civili possono crepare. Grazie generale Ham per questo momento di verità.

Ma in che dirazione va questa guerra? Se lo chiede in modo molto lucido Alexander Chancellor sul Guardian. Vale la pena andarsi a leggere il suo articolo sul sito del quotidiano britannico, perché aiuta a mettere a fuoco il problema in modo semplice e diretto.

Posto il fatto che il sostegno economico e il riconoscimento internazionale fornito dai paesi occidentali negli ultimi anni sono serviti a Gheddafi per rafforzare il proprio potere e la stretta repressiva sul popolo libico, Chancellor rileva i limiti dell’attuale intervento per difendere i ribelli.

L'editorialista del Guardian fa un paragone tra gli intenti della risoluzione Onu 1973 (che invita a prendere “tutte le misure necessarie per proteggere i civili sotto minaccia di attacchi”) e il pretesto di impedire a Saddam Hussein di sviluppare armi di distruzione di massa, utilizzato per invadere l’Iraq nel 2003.

Oggi come allora, secondo Chancellor, lo scopo reale delle operazioni militari è un cambio di regime. Tuttavia, differenza dell’invasione dell’Iraq, oggi non si riesce nemmeno a capire chi guida l’attacco e fino a quando potrà durare il conflitto. E, visti i disastri causati dall'Operazione Iraqi Freedom, sapere che oggi il conflitto è condotto in modo molto più sghangherato non aiuta a essere ottimisti.

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